Genti e Paesi


L’Iperrealismo…

Sono amati ed al contempo dileggiati!

Sono i pittori IPERREALISTI, una corrente che prende vita soprattutto nella Russia zarista nella metà dell’ottocento. Amati dalla gente “comune” sono  al contempo dileggiati, guardati con sufficienza e supponenza dalla classe

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21° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Quarta parte.

Le strade, da sempre sinonimo di possibile guadagno, anche nell’Ottocento ottennero la loro attenzione, tanto che il Distretto già nel 1818 chiedeva l’intervento di miglioria sull’intero tronco stradale Bormio - Tirano, in modo da poter permettere ai Bormiesi di recarsi alla fiera annuale di S. Michele per contrattare od effettuare la vendita del proprio bestiame. Ancora nel 1840 il Distretto deliberò l’istituzione di un pedaggio, mai comunque applicato, da pagarsi per l’utilizzo della strada di S.ta Caterina (costruita a partire dal 1839 con fondi del Pio Istituto scolastico) nel momento in cui ci si recava alla località omonima per sorseggiare la frizzante acqua acidula, su cui era stata imposta una tassa, sull’esempio di ciò che accadeva nello stabilimento di Sampellegrino.

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20° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Terza parte.

La costruzione della strada dello Stelvio avvenuta, per volere del governo fra il 1820 e il ‘25, per primari fini militari oltre che per incentivare il ripristino dei commerci e la conseguente ripresa dell’Alta Valtellina, peccò però in scorrevolezza se confrontata con i nuovi valichi dello Spluga e dell’Aprica e con l’antico percorso, allora fortemente migliorato, del Tonale. Questo fatto non permise d’ottenere la sperata ripresa dell’attività economica in Valle, aggravando maggiormente, per le innumerevoli spese sostenute, il bilancio distrettuale.

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19° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Seconda parte.

Nel 1828 si decise inoltre di costruire l’imponente complesso dei Bagni Nuovi, sperando in tal modo di risanare gli ammanchi delle “vecchio terme”. L’ atto d’inizio lavori, per problemi logistici, scivolò però all'anno successivo e lo stabile fu ultimato nel 1836. L’anno seguente si procedette all'edificazione di un nuovo “braccio di fabbricato” che conteneva l’oratorio, le vasche marmoree e la stufa per asciugare velocemente la biancheria, ma il Distretto schiacciato da ulteriori e gravosi debiti, fu costretto a proporre quale unica soluzione possibile l’approvazione del “progetto di libera vendita o di contratto livellario” sull'intero edificio, garantendo quale scelta conclusiva quella che si fosse rivelata maggiormente remunerativa.

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18° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Prima parte.

Il primo ventennio che seguì il Congresso di Vienna (che definì sulle valli dell’Adda il dominio austriaco), fu cupo, povero e contrassegnato dalla disoccupazione. Non esistevano ad allora ormai più commerci, sovente le carestie (come quella del 1817) affamavano la popolazione, i nobili erano decaduti e la rigida legislazione austriaca, che pose fine alle numerose diserzioni militari, privando con l’obbligo del servizio di leva, la “terra” e l’agricoltura di robuste e giovani braccia, insinuò inevitabilmente in questi luoghi: ozio, ubriachezza, corruzione e vagabondaggio.

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17° puntata: Valdidentro ed il Regno d’Italia (dal 1805 al 1815). Terza parte.

Più restie furono invece Valdidentro, Valdisotto e Valfurva che determinarono, sostenute dallo scontento Bormio, l’abbandono dei territori da parte dagli insorti, spesso “saccheggiatori ed avvinazzati, resi folli dai facili successi militari ottenuti”. La ritirata dei sovversivi si espanse poi a macchia d’olio per merito delle vittorie ottenute da Eugenio Napoleone e nel luglio 1809 il segno tangibile di ripresa del Regno italico si notò nell'emanazione del sistema tributario del “Dazio – consumo”, che sostituì le antiche licenze coattive con quelle libere, su cui però era imposto il pagamento del diritto fisso.

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16° puntata: Valdidentro ed il Regno d’Italia (dal 1805 al 1815). Seconda parte.

Fu proprio in questo periodo povero e buio che alcuni cittadini tentarono la sorte emigrando nel Bresciano, a Chiari, nel Trentino, in Valtellina, a Domaso, a Vienna, a Nizza, in Germania, in Svizzera, nel Tirolo, in Valcamonica ed anche a Roma. Dall'elenco trasmesso alla Vice Prefettura di Sondrio, a cavallo tra il1804 e il 1805, ben 72 risultarono i calzolai, i cappellai, i negozianti, i cocchieri e gli scodellai che richiesero il visto d’espatrio, concesso indistintamente ad ognuno per uno o due anni consecutivi.

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15° puntata: Valdidentro ed il Regno d’Italia (dal 1805 al 1815). Prima parte.

Il 15 aprile 1805 Napoleone I° fu proclamato re d’Italia e i Prefetti ordinarono l’immediata l’eliminazione del titolo di Repubblica e l’attivazione del Codice napoleonico. Questo avvenimento fu celebrato anche a Bormio, centro mandamentale del territorio, con la lettura del manifesto nella piazza principale del paese al suono della bajona. La maggioranza della popolazione non gradì comunque partecipare a tale ricorrenza e i pochi intervenuti ostentarono scarso entusiasmo.

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14° puntata: Il periodo francese. La repubblica cisalpina e quella italiana. Seconda parte.

In questo difficile periodo anche gli scontri amministrativi interni agli enti si fecero più duri e fra questi riaffiorò la vertenza, apparentemente sedata alla fine del XVIII secolo, fra le Vicinanze di Premadio, Turripiano e Molina. Esse trovarono un accordo sulla modalità di divisione dei debiti e degli introiti derivanti dall’affitto delle montagne ai pastori, solo dopo l’intervento del parroco Giacomo Silvestri l’11 agosto 1800, che stabilì di ripristinare la tradizione, suddividendo benefici e obblighi economici in due parti distinte: una competente alla sola Premadio e l’altra condivisa fra le duerestanti Vicinanze.

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13° puntata: Il periodo francese. La repubblica cisalpina e quella italiana. Prima parte.

Sul finire del 1797, dopo la vittoria delle armate repubblicane capitanate da Napoleone Buonaparte, la Communitas Burmii intraprese un’alleanza “emotiva” con i Valtellinesi e, per la prima volta nella storia insieme difesero le rispettive istituzioni democratiche, seppur dissimili fra loro. Nonostante l’intervento illuminato di personaggi colti quali i deputati Crespi e Bruni e il teologo Bardea, chiamati in causa per riottenere la libertà amministrativa, il proclama francese fu comunque redatto, stabilendo l’annessione dell’interaregione valtellinese alla Repubblica Cisalpina.

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