21° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Quarta parte.


Le strade, da sempre sinonimo di possibile guadagno, anche nell’Ottocento ottennero la loro attenzione, tanto che il Distretto già
nel 1818 chiedeva l’intervento di miglioria sull’intero tronco stradale Bormio – Tirano, in modo da poter permettere ai Bormiesi di recarsi alla fiera annuale di S. Michele per contrattare od effettuare la vendita del proprio bestiame.
Ancora nel 1840 il Distretto deliberò l’istituzione di un pedaggio, mai comunque applicato, da pagarsi per l’utilizzo della strada di S.ta Caterina (costruita a partire dal 1839 con fondi del Pio Istituto scolastico) nel momento in cui ci si recava alla località omonima per sorseggiare la frizzante acqua acidula, su cui era stata imposta una tassa, sull’esempio di ciò che accadeva nello stabilimento di Sampellegrino.
Sempre in quell’anno venne stabilita la costruzione del tratto viabile fra Bormio e Semogo, che avrebbe dovuto
sapientemente ricalcare l’antico tratto bisognoso di manutenzione e d’innovazione.
L’intera circoscrizione arricciò il naso, ma il Distretto per garantire gli imminenti lavori, si avvalse della clausola che se i Comuni avessero negato il concorso alla spesa, essi avrebbero dovuto obbligatoriamente restituire i fondi elargiti dalla Valdidentro durante la costruzione della propria “carrozzabile” che percorreva la Valfurva. ( abbandonata nel 1847 perché poco frequentata, fatta esclusione per il solo tratto Bormio – S. Antonio che d’allora divenne di competenza dei due territori su cui scorreva).
Anche se non ci è dato di sapere con esattezza se pesò più il ricatto o la paura di dover sostenere successivamente ogni lavoro senza l’aiuto economico del Distretto, è certo che la Valdidentro ottenne la costruzione della propria strada con
contributo condiviso.
Ma se alcune strade nacquero distrettuali, altre lo divennero rompendo antiche tradizioni, come accadde nel 1830 alle scale di Fraele che, da sempre spettanti nella manutenzione ai vicini di Pedenosso, divennero circoscrizionali privando i valligiani della tassa ottenuta per il transito dei pecorai con le loro 3300 pecore annuali, quando si recavanoverso le vicine montagne Grigione.
Bisognerà però attendere fino al 1853 per vedere stilata la scrittura privata con cui si stabilì di applicare ad ogni capo di bestiame transitato il corrispondente unitario di quattro centesimi.
Il 1859 introdusse inoltre la normativa sulla viabilità che obbligava la costruzione delle siepi di protezione al fine d’evitare lo sconfinamento del bestiame transumante sui pascoli di Pedenosso.
Le siepi e i muretti in sasso a secco divennero d’allora un obbligo su tutto il territorio nazionale.