20° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Terza parte.


La costruzione della strada dello Stelvio avvenuta, per volere del governo fra il 1820 e il ‘25, per primari fini
militari oltre che per incentivare il ripristino dei commerci e la conseguente ripresa dell’Alta Valtellina,
peccò però in scorrevolezza se confrontata con i nuovi valichi dello Spluga e dell’Aprica e con l’antico
percorso, allora fortemente migliorato, del Tonale.
Questo fatto non permise d’ottenere la sperata ripresa dell’attività economica in Valle, aggravando maggiormente, per le innumerevoli spese sostenute, il bilancio distrettuale.
L’imponente lavoro di costruzione rappresentò comunque un’eccezionale opportunità per combattere la
disoccupazione; opportunità che la popolazione locale, ormai svogliata e soggiogata dall’ozio, utilizzò solo in
parte, a vantaggio dei 1500 braccianti,stradini, muratori e minatori (700 dei quali impegnati sul solo versante
italiano), provenienti dal Piemonte, da Milano, e dalla Bergamasca .
L’immigrazione in massa che ne derivò, creò ulteriori disordini e nuova criminalità, soprattutto fra coloro che
spinti dalla disperazione e dalla fame avevano intrapreso lunghi viaggi senza ottenere l’ambito lavoro.
Se la direzione di questa imponente strada fu affidata a Carlo Donegani, a suo fio figlio Giovanni spettò lo studio
del progetto dello splendido stabilimento termale dei Bagni Nuovi, completamente finanziato dal Distretto
che, come già si è detto, per lungo tempo pagò i danni economici scaturiti dalla stesura di un errato e superficiale preventivo di spesa, addirittura triplicatisi al momento dell’inaugurazione dello stesso.