18° puntata: Valdidentro ed il dominio austriaco (dal 1816 al 1859). Prima parte.


Il primo ventennio che seguì il Congresso di Vienna (che definì sulle valli dell’Adda il dominio austriaco), fu cupo, povero e contrassegnato dalla disoccupazione.
Non esistevano ad allora ormai più commerci, sovente le carestie (come quella del 1817) affamavano la popolazione, i nobili erano decaduti e la rigida legislazione austriaca, che pose fine alle numerose diserzioni militari, privando con l’obbligo del servizio di leva, la “terra” e l’agricoltura di robuste e giovani braccia, insinuò inevitabilmente in questi luoghi: ozio, ubriachezza, corruzione e vagabondaggio.

Anche i Bagni Vecchi, detti di San Martino, risentirono di questo negativo atteggiamento diventando un luogo “frivolo, licenzioso” e altamente dispendioso per le casse comunali; quest’ultima fu la motivazione principale che indusse il Comune di
Valdidentro prima e l’intero Distretto poi a deliberarne la vendita nel 1820; vendita che venne riproposta sei anni
dopo per la mancanza di acquirenti che mal si rapportavano all’esagerata richiesta economica, alla sopraccitata dequalifica dello stabile e soprattutto all’incertezza derivante dalla scomparsa dell’acqua calda del “bagno superiore” fra il gennaio e l’aprile del 1822 (fatto che si ripresentò identico nel 1843).
Si pensò quindi di ricorrere alla locazione dello stabile per ottenere almeno un’entrata sicura, attivando una lunga serie di contratti triennali e novennali, controfirmati per accettazione dall’affittuario Antonio Helzer.