17° puntata: Valdidentro ed il Regno d’Italia (dal 1805 al 1815). Terza parte.


Più restie furono invece Valdidentro, Valdisotto e Valfurva che determinarono, sostenute dallo scontento Bormio, l’abbandono dei territori da parte dagli insorti, spesso “saccheggiatori ed avvinazzati, resi folli dai facili successi militari ottenuti”.
La ritirata dei sovversivi si espanse poi a macchia d’olio per merito delle vittorie ottenute da Eugenio Napoleone e nel luglio 1809 il segno tangibile di ripresa del Regno italico si notò nell’emanazione del sistema tributario del “Dazio – consumo”, che sostituì le antiche licenze coattive con quelle libere, su cui però era imposto il pagamento del diritto fisso.
Il Bormiese, nuovamente contrariato si ribellò all’introduzione di questa normativa, stabilendo la chiusura dei propri esercizi in segno di protesta; questo duro atteggiamento ottenne la sospensione del dazio. Nel 1813 gli austriaci insorsero in Valtellina e nell’aprile 1814 Napoleone abdicò firmando l’armistizio con l’Austria.
Bormio e le sue Valli tentarono con caparbia la carta dell’annessione ai Grigioni, augurandosi di poter divenire la IV Lega Grigia; il risultato finale fuinvece l’annessione al Veneto e alla Lombardia, che preventivarono per la Valdidentro la suddivisione fra Isolaccia e Semogo da una parte e Premadio, Pedenosso e Fraele dall’altra. Questa ipotesi di frammentarietà territoriale non fu comunque confermata dall’Imperial Regia Delegazione Provinciale, che approvò un unico Comune costituito da Isolaccia, Pedenosso, Molina, Semogo, Premadio e Turripiano, assegnando Trepalle alla vicina Livign.o