13° puntata: Il periodo francese. La repubblica cisalpina e quella italiana. Prima parte.


Sul finire del 1797, dopo la vittoria delle armate repubblicane capitanate da Napoleone Buonaparte, la Communitas Burmii intraprese un’alleanza “emotiva” con i Valtellinesi e, per la prima volta nella storia insieme difesero le rispettive istituzioni democratiche, seppur dissimili fra loro. Nonostante l’intervento illuminato di personaggi colti quali i deputati Crespi e Bruni e il teologo Bardea, chiamati in causa per riottenere la libertà amministrativa, il proclama francese fu comunque redatto,
stabilendo l’annessione dell’interaregione valtellinese alla Repubblica Cisalpina.
La Valtellina, la Valcamonica, Bormio e Chiavenna divennero così Province, abbandonando statuti, privilegi e normative proprie e
accettando di buon grado Sondrio quale capoluogo del Dipartimento dell’Adda e dell’Oglio di cui esse ormai facevano parte (fatta esclusione per Chiavenna che si unì al Dipartimentodel Lario).
L’organizzazione territoriale della Repubblica era allora suddivisa in Dipartimenti, regolati e gestiti da Prefetti, sotto questi stavano i Distretti capitanati dai loro Vice – Prefetti e ancor sotto i Comuni retti dal Podestà o dai Sindaci, affiancati da savi o consiglieri.
Il compito primario di questo nuovo governo fu occuparsi dell’ordinamento fiscale per ottenere il massimo delreddito possibile, senza però dimenticare la regolamentazione amministrativa e quella giudiziaria.
Bormio e le sue Valli, dall’antichità esonerate da gabelle, dazi e bolli, furono così fortemente provate dall’introduzione di una pesante tassazione basata principalmente sul dovuto richiesto per la redazione dei documenti, sulla privativa del sale e dei
tabacchi e sul bollo per la formulazione dei contratti.